8 novembre 2016 Election Day: il conto alla rovescia

 

Trump: li ha tutti contro, ma lui li dribbla tutti

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Ce l’hanno tutti con Donald, che tira dritto. Anzi no, va a zigzag: mette a sedere i rivali con cambi di direzione continui. Sulla tortura, per esempio. In diretta televisiva, fa la ‘promessa’, che suona una minaccia, di torturare i terroristi e di punire i loro familiari, letteralmente “di mandarli all'inferno”; e dice “Dobbiamo usare il waterboarding e anche misure più dure”. Ma, intervistato dal Wall Street Journal, corregge il tiro:  "Userei ogni mio potere legale per fermare i terroristi. Ma sono consapevole che gli Stati Uniti sono vincolati da norme e trattati e non ordinerei ai militari d’infrangere la legge".

 

Forse, Trump, malgrado sia ben avanti nella corsa, si sente circondato: braccato a distanza dai rivali e azzannato dal partito, che gli ha appena messo di traverso sul cammino la possibile candidatura ‘last minute’ di Mitt Romney. E il presidente della Camera Paul Ryan, già candidato vice-presidente nel 2012, proprio in ticket con Romney, lo invita a condannare il razzismo e a denunciare i sostegni che gli arrivano dal Ku Klux Klan, mentre senatori e deputati dichiarano che non lo appoggeranno, se sarà lui il candidato.

 

Il giornale del New Hampshire che aveva dato il proprio appoggio nelle primarie a Chris Christie, governatore del New Jersey poi ritiratosi e passato fra i sostenitori di Trump, forse con l’obiettivo d’esserne il vice, auto-denuncia il “grave errore” di giudizio di quella scelta. E ben sei quotidiani del New Jersey chiedono le dimissioni di Christie da governatore per l’appoggio a Trump, dichiarandosi “stanchi” dell’arroganza, dell’opportunismo e dell’ipocrisia del personaggio.

 

Nell’11° a finora ultimo dibattito televisivo fra gli aspiranti repubblicani, i senatori Marco Rubio e Ted Cruz hanno condotto attacchi incrociati contro Trump, mettendone in discussione le capacità imprenditoriali, evidenziandone i legami con il partito democratico e in particolare i finanziamenti nel 2008 a Hillary Clinton, criticandone le posizioni sull'immigrazione e sottolineando gli insulti che ne stanno segnando la campagna elettorale. Lo showman s’è scusato per avere definito Rubio "un peso piuma", ma poi lo ha chiamato "piccolo Marco" per tutta la serata.

 

E questo è il fuoco amico. Quello nemico è più pesante. La Casa Bianca percepisce – e lo dichiara - preoccupazione e allarme negli altri Paesi, per la prospettiva che Trump diventi presidente: “Quello che dice in campagna elettorale ha un impatto sulla nostra reputazione”. L’ex segretario al Tesoro Larry Summers nota sul Financial Times che “la possibile elezione di Trump è una grave minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti”, anche se “confrontarlo con Mussolini o con Hitler può essere esagerato”. E il WP scrive che la prospettiva di una presidenza Trump “indebolisce l’immagine dell’America all’estero, tranne forse che nei confronti del presidente russo Vladimir Putin”. Quanto all’Economist, sempre in prima linea nel bocciare i leader altrui, lo vuole “licenziare”.

 

Leader e rappresentanti di altri Stati esprimono giudizi irrituali su Trump: il presidente del Messico e i suoi predecessori lo paragonano proprio a Hitler e a Mussolini, per le sue posizioni xenofobe ed anti-immigrati; il vice-cancelliere tedesco Sigmar Gabriel a Marine Le Pen (mentre la cancelliera Angela Merkel esprime la sua simpatia per Hillary Clinton); diplomatici stranieri se ne lamentano; e cittadini americani finiscono in analisi – quelli che non lo votano, naturalmente -, mentre c’è chi licenzia i suoi sostenitori a Wall Street.


Lui, però, ci azzecca sempre, nell'interpretare gli stati d’animo del suo pubblico: un sondaggio indica che la tanta vituperata proposta dello showman di tenere i musulmani fuori dagli Usa è condivisa da una maggioranza di elettori repubblicani. E, nei suoi comizi, il magnate continua a fare allontanare rudemente i contestatori e a trattare con asprezza la stampa ostile, minacciando querele per diffamazione. (fonti vv - gp)

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